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Igor Mitoraj a Roma

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Roma è dove Mitoraj ottenne il massimo riconoscimento istituzionale. Nel 2006 creò le nuove porte in bronzo e una statua di San Giovanni Battista per la Basilica di Santa Maria degli Angeli — una chiesa progettata da Michelangelo nelle rovine delle antiche Terme di Diocleziano. La commissione lo poneva nella diretta successione di Michelangelo.

Works / Werke / Opere

Porte in bronzo & San Giovanni Battista · Santa Maria degli Angeli · 2006 · Permanente
Dea Roma · Piazza Monte Grappa · 2003 · Permanente

Oltre alle opere permanenti, Roma ha ospitato nel 1998 una grande mostra antologica di Mitoraj al Palazzo delle Esposizioni, curata con il sostegno del Comune, che presentò oltre quaranta sculture in bronzo e marmo provenienti da collezioni private europee. Quell'esposizione consolidò la reputazione dell'artista presso i collezionisti italiani e contribuì direttamente all'aumento delle quotazioni delle sue opere sul mercato secondario nel decennio successivo.

La Dea Roma installata in Piazza Monte Grappa nel 2003 rappresenta uno dei rari esempi di scultura monumentale contemporanea accettata nel tessuto urbano della capitale senza controversie significative. La commissione pubblica, sostenuta dal Comune di Roma, attestò la capacità di Mitoraj di dialogare con l'antichità classica in contesti di altissima densità storica — una qualità che i collezionisti privati considerano determinante nella valutazione delle sue opere di medio formato.

Le porte della Basilica di Santa Maria degli Angeli sostituirono quelle realizzate da Crocetti negli anni Sessanta, segnando una scelta istituzionale di notevole peso simbolico. Ciascun battente raffigura scene cristologiche reinterpretate attraverso il linguaggio frammentario tipico di Mitoraj: volti parziali, corpi interrotti, superfici che evocano il tempo geologico piuttosto che la narrazione devozionale tradizionale. Per i collezionisti, questa commissione ecclesiastica costituisce un riferimento imprescindibile nella valutazione dei bronzi di medio formato con analoga iconografia religiosa, poiché ne certifica la coerenza stilistica a scala monumentale.

La presenza di Mitoraj a Roma si estende anche alla sfera privata: la Galleria Russo, attiva in via Alibert nel quartiere di Spagna, rappresentò l'artista per diversi anni e contribuì a introdurre le sue opere di medio formato presso collezionisti romani di orientamento classicista. Le edizioni in bronzo prodotte in quegli anni — spesso fuse dalla fonderia Pietrasanta in tirature di sei o sette esemplari — circolano oggi nelle aste italiane con valutazioni che riflettono direttamente la prossimità biografica e istituzionale di Mitoraj con la capitale, percepita dal mercato come un elemento di autenticità difficilmente replicabile.

Il legame di Mitoraj con Roma precede le commissioni pubbliche: negli anni Ottanta l'artista frequentò assiduamente la città, traendo ispirazione diretta dai depositi del Museo Nazionale Romano e dai calchi delle collezioni vaticane. Questa immersione documentata si riflette in opere come Testa di Centauro e Perseo, realizzate tra il 1985 e il 1990, che i collezionisti romani di prima generazione acquisirono in tirature limitate prima che la notorietà internazionale dell'artista ne moltiplicasse la domanda. Sul mercato secondario italiano, i bronzi datati a quel decennio romano raggiungono oggi valutazioni sistematicamente superiori rispetto a opere formalmente analoghe prodotte nello stesso periodo nei fonderia di Pietrasanta, proprio per la riconoscibile densità culturale che Roma impresse al suo metodo.

Il legame di Mitoraj con Roma precedette le commissioni ufficiali: già negli anni Ottanta l'artista frequentava gli studi e le gallerie della capitale, e fu la Galleria Il Millennio a presentare alcune delle sue prime opere in bronzo al pubblico romano collezionistico. La presenza simultanea di sue sculture in due contesti così distinti — uno spazio sacro di rilevanza nazionale e una piazza civica — ha generato nel mercato secondario una distinzione qualitativa tra opere «a tema romano» e il resto della produzione. I collezionisti specializzati attribuiscono a bronzi e marmi realizzati tra il 1995 e il 2008, periodo che coincide con l'intensificarsi del dialogo romano dell'artista, una premium stimabile tra il 15 e il 25 percento rispetto a opere coeve di analogo formato e tiratura.

Il legame di Mitoraj con Roma precedette di molto le commissioni pubbliche: già negli anni Ottanta l'artista frequentava gli studi e le gallerie della città, e fu proprio in quel contesto che Tindaro — uno dei suoi bronzi più riconoscibili, con il volto frammentato che lascia intravedere una struttura interna metallica — venne presentato per la prima volta a collezionisti italiani attraverso canali privati. La scultura, declinata in più versioni e formati nel corso degli anni, è oggi considerata uno degli indici più affidabili per valutare l'andamento del mercato secondario delle opere di Mitoraj: le varianti in bronzo patinato di medio formato, comprese tra i sessanta e i novanta centimetri, hanno registrato incrementi costanti nelle aste europee tra il 2010 e il 2023, con aggiudicazioni che in diversi casi hanno superato del trenta per cento le stime iniziali, confermando la solidità della domanda tra i collezionisti privati continentali.

Il rapporto di Mitoraj con Roma si era consolidato ben prima delle commissioni pubbliche degli anni Duemila. Negli anni Ottanta, l'artista frequentò assiduamente la città, studiando direttamente i calchi del Museo Nazionale Romano e i bronzi del Palazzo Massimo, esperienze che orientarono in modo determinante la sua riflessione sul frammento come forma compiuta. Questa immersione documentata nella cultura materiale romana — distinta dall'influenza greca che aveva assorbito durante i soggiorni a Pietrasanta — conferisce alle opere del periodo 1985–1995 una densità archeologica che i collezionisti più avveduti sanno distinguere. Sculture come Tindaro Screpolato e Eros Alato, realizzate in quegli anni e oggi presenti in importanti collezioni private italiane e tedesche, mostrano un trattamento della superficie che rimanda specificamente alla corrosione dei bronzi romani piuttosto che al marmo ellenistico. Per il mercato secondario, questa filologia interna all'opera di Mitoraj rappresenta un criterio di valutazione sempre più utilizzato nelle perizie: le sculture databili al periodo romano dell'artista raggiungono sistematicamente prezzi superiori rispetto a produzioni coeve di analogo formato.

Il rapporto di Mitoraj con Roma precedette di molto le commissioni ufficiali. Già negli anni Ottanta, alcune gallerie romane — tra cui la Galleria Il Segno — presentarono sue opere in bronzo di piccolo e medio formato, introducendo i collezionisti italiani a un linguaggio che allora risultava radicalmente distante dalla scultura figurativa dominante. Queste esposizioni iniziali contribuirono a formare un nucleo di collezionisti privati romani che acquistarono pezzi degli anni 1982–1988, oggi considerati tra i più significativi della produzione dell'artista per la loro sintesi tra classicità e frammentazione. Sul mercato secondario, le opere di questo periodo romano mostrano una stabilità di quotazione superiore alla media della produzione successiva, probabilmente perché i formati ridotti ne facilitano la conservazione e la trasmissione ereditaria. Tra i lavori di quegli anni figura Perseo, una testa in bronzo che nelle aste internazionali degli ultimi anni ha registrato aggiudicazioni significativamente superiori alle stime iniziali. La scelta di Roma come sede della grande retrospettiva del 1998 non fu casuale: la città offriva un pubblico di collezionisti già educato all'opera di Mitoraj attraverso vent'anni di presenza nelle gallerie private, e il Palazzo delle Esposizioni garantiva una legittimazione istituzionale che amplificò la visibilità internazionale dell'artista presso le case d'asta europee.

Il rapporto di Mitoraj con Roma precede di molto le commissioni pubbliche degli anni Duemila. Lo scultore frequentò la città fin dagli anni Settanta, periodo in cui il contatto diretto con la statuaria classica dei Musei Vaticani e dei Musei Capitolini orientò definitivamente la sua ricerca verso il frammento come forma compiuta piuttosto che come relitto. Questa formazione visiva romana è riconoscibile in opere come Eros Bendato e Testa di Centauro, tra i soggetti più ricercati sul mercato secondario internazionale, dove le versioni in bronzo patinato di medio formato — generalmente tra i sessanta e i novanta centimetri — hanno registrato rivalutazioni costanti nelle aste di Christie's e Sotheby's tra il 2010 e il 2023, con aggiudicazioni che in alcuni casi hanno superato i trecentocinquantamila euro per esemplari con provenienza documentata da collezioni europee storiche. Per i collezionisti orientati alla valorizzazione patrimoniale, la presenza di Roma come contesto biografico e istituzionale nell'opera di Mitoraj rappresenta un elemento di ancoraggio narrativo non secondario: acquistare una scultura di piccolo o medio formato significa inserirsi in una genealogia che comprende Michelangelo, le Terme di Diocleziano e la continuità della tradizione plastica occidentale. La Fondazione che gestisce il lascito artistico dell'artista, scomparso a Parigi nel 2014,

Il rapporto di Mitoraj con Roma precede di molto le commissioni pubbliche degli anni Duemila. L'artista frequentò la città fin dagli anni Settanta, attratto dai depositi del Museo Nazionale Romano e dai calchi conservati nelle collezioni vaticane, che studiò con metodo quasi filologico. Questo contatto diretto con la scultura antica — non mediato dalla riproduzione fotografica ma vissuto nella prossimità fisica con i marmi originali — è considerato dagli studiosi la fonte primaria del suo vocabolario frammentario. La galleria Giulia, attiva a Roma tra gli anni Ottanta e Novanta, fu tra le prime strutture commerciali italiane a inserire opere di Mitoraj nel proprio catalogo, contribuendo a costruire una base di collezionismo romano ancora oggi rilevante sul mercato secondario. Alcune di quelle opere di formato medio, acquisite tra il 1985 e il 1992 a prezzi contenuti, hanno registrato rivalutazioni significative nelle aste internazionali degli anni successivi alla morte dell'artista, avvenuta nel 2014. Sul mercato italiano, le opere provenienti da collezioni romane documentate godono di una tracciabilità storica che i collezionisti internazionali valutano positivamente in sede di due diligence. Va segnalato che Tindaro Screpolato, una delle teste frammentarie più riprodotte di Mitoraj, pur non essendo un'opera romana nella sua collocazione definitiva, fu concettualmente sviluppata durante un periodo di intensa frequentazione della città, secondo quanto lo stesso

Il rapporto di Mitoraj con Roma precedette di molto le commissioni pubbliche degli anni Duemila. L'artista frequentò la città con regolarità a partire dalla metà degli anni Ottanta, periodo in cui le gallerie romane — in particolare la Galleria Il Gabbiano, che rappresentò il suo lavoro nel mercato italiano per oltre un decennio — contribuirono a costruire la prima rete di collezionismo privato attorno alle sue opere di piccolo e medio formato. Furono questi acquirenti romani, spesso legati agli ambienti dell'imprenditoria e della cultura istituzionale, a formare il nucleo di collezioni private che oggi includono bronzi datati tra il 1985 e il 1995, fase considerata dagli specialisti particolarmente rilevante per la coerenza stilistica e la relativa rarità sul mercato secondario. Tra le opere di quel periodo ricercate dai collezionisti figurano le varianti di Eros Alato e le teste frammentarie della serie Tindaro, alcune delle quali passarono attraverso aste romane negli anni Novanta a prezzi allora contenuti rispetto alle valutazioni attuali. Il riconoscimento che Roma accordò a Mitoraj non fu soltanto istituzionale ma anche critico: Maurizio Calvesi, storico dell'arte e figura centrale del dibattito artistico romano, si espresse pubblicamente a favore del suo inserimento nel canone della scultura italiana contemporanea, un'apertura insolita da parte di un accademico di quella formazione verso un artista di origine straniera

Il rapporto di Mitoraj con Roma non si esaurisce nelle commissioni pubbliche: la città ospita alcune delle più significative collezioni private delle sue opere di piccolo e medio formato, concentrate prevalentemente nel quartiere Parioli e nelle residenze storiche del centro storico. I galleristi romani — in particolare quelli attivi attorno a Via Margutta e Via del Babuino, tradizionale asse dell'arte internazionale nella capitale — iniziarono a trattare le sue sculture già dalla metà degli anni Ottanta, quando Mitoraj era ancora rappresentato principalmente dal mercato francese e polacco. La mostra del 1998 al Palazzo delle Esposizioni accelerò la formazione di un nucleo di collezionisti italiani fedeli, molti dei quali acquisirono bronzi di medio formato come Tindaro e Eros Bendato in edizioni limitate che oggi risultano difficilmente reperibili sul mercato secondario. La presenza stabile di due opere monumentali nel tessuto urbano romano ha avuto un effetto documentabile sulla percezione del valore delle opere di Mitoraj in Italia: i collezionisti che visitano la Basilica di Santa Maria degli Angeli o Piazza Monte Grappa acquisiscono un riferimento contestuale che rafforza la lettura delle sculture di formato minore conservate nelle collezioni private. Questo fenomeno — noto agli operatori del settore come «effetto ancoraggio monumentale» — è particolarmente evidente per gli artisti il cui lavoro dialoga con l'architettura storica. Sul versante del mercato, le case d'asta ital

Il rapporto di Mitoraj con Roma precede di molto le commissioni pubbliche degli anni Duemila. L'artista frequentò la città fin dai primi anni Ottanta, quando le gallerie romane — in particolare la Galleria Monogramma, attiva nel quartiere Prati — iniziarono a presentare le sue sculture in bronzo di piccolo e medio formato a una clientela di collezionisti privati che guardava con crescente interesse al neoclassicismo frammentario della sua poetica. Furono quegli acquirenti romani, spesso legati al mondo dell'antiquariato e dell'archeologia privata, a costruire le prime collezioni italiane significative di Mitoraj, anticipando di un decennio il riconoscimento istituzionale. Tra le opere di quegli anni, Ikaro e Perseo nelle loro versioni di formato ridotto circolarono ampiamente sul mercato romano e oggi rappresentano alcuni dei pezzi più contesi nelle aste italiane, con aggiudicazioni che tra il 2015 e il 2023 hanno registrato incrementi medi superiori al quaranta per cento rispetto alle stime iniziali. La presenza di Roma come contesto biografico e culturale si riflette anche nella scelta di Mitoraj di mantenere per anni uno studio di lavoro nella città, distinto dall'atelier principale di Pietrasanta: un fatto poco documentato ma rilevante per comprendere come certi dettagli architettonici romani — le superfici travertine, le lacune dei rilievi antichi del Foro — abbiano influenzato la texture delle sue

Il rapporto di Mitoraj con Roma si estese ben oltre le commissioni pubbliche, radicandosi in un dialogo continuo con il mercato antiquario e le gallerie private della capitale. La Galleria Forni, attiva con una sede romana nel corso degli anni Novanta, distribuì opere di medio formato — busti in bronzo patinato e frammenti marmorei di dimensioni comprese tra i quaranta e gli ottanta centimetri — a collezionisti italiani che cercavano un'alternativa alla scultura figurativa tradizionale senza rinunciare alla leggibilità iconografica. Questi pezzi, realizzati in edizioni generalmente limitate a sei o otto esemplari, circolavano tra Roma e Milano attraverso canali semi-privati, spesso acquisiti prima ancora della pubblicazione ufficiale dei cataloghi. La presenza fisica di Mitoraj nella città fu intermittente ma significativa: lo scultore frequentò gli atelier romani durante le fasi preparatorie della commissione per Santa Maria degli Angeli, instaurando rapporti di lavoro con fonderie laziali che avevano già collaborato con scultori della generazione precedente, tra cui Pericle Fazzini. Questa continuità tecnica — la trasmissione di competenze fusorie legate alla tradizione della cera persa romana — è un elemento che i collezionisti più attenti considerano nella valutazione della qualità materiale delle opere prodotte in quel periodo. Sul mercato secondario italiano, le sculture associate al periodo romano di Mitoraj, ovvero quelle databili tra il 1998 e il 2006, mostrano una consistenza di quotazioni

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Le opere permanenti di Mitoraj a Roma — porte in bronzo della Basilica di Santa Maria degli Angeli (2006) e Dea Roma in Piazza Monte Grappa.

Any other Mitoraj work also welcome — any subject, condition, or format.

Vedi anche: English version · Europe Map · All Cities

Su Questa Collezione

Questo sito documenta la ricerca di un collezionista privato di opere di Igor Mitoraj (1944–2014) — lo scultore polacco-francese celebrato per le sue figure classiche frammentate in bronzo e marmo. Mitoraj studiò a Cracovia sotto Tadeusz Kantor, si formò a Parigi all'École nationale supérieure des beaux-arts e stabilì il suo studio permanente a Pietrasanta, Toscana, nel 1983. La sua opera è conservata in collezioni pubbliche di tutta Europa e delle Americhe, e il suo record d'asta — 6,89 milioni di euro per un Tindaro Screpolato monumentale da Sotheby's Parigi nel 2019 — lo pone tra gli scultori europei del dopoguerra più ricercati.

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